La strada sale senza pendenze eccessive, alle volte dei tratti sono più ripidi mentre in altri punti il tragitto si appiana, in quei momenti in cui la gamba spinge e tira il pedale ci sono mille cose che balenano nella testa, ognuno ha il suo pensiero che lo distrae o lo concentra, io oggi ho visto nella pedalata le sensazioni che quotidianamente provo nella vita; le difficoltà si presentano in modi disparati, il fondo è pieno di brecciolino e non sai se tenere i pedali agganciati rischiando una rovinosa caduta oppure sganciarli per paura rendendo però più difficile la pedalata, in alcuni tratti sei in compagnia e il ritmo della pedalata viene condiviso, altre volte invece ti ritrovi nell'immensa solitudine di una fredda e buia galleria in salita dove i sassolini percossi dal copertone schizzano via come proiettini schioccando colpi sulle vicine pareti, in alcuni tratti pensi di fermarti e riprender fiato in altri vuoi andare avanti e conquistare al più presto la meta ma la legge è sempre la stessa, ce la devi metter tutta e se cadi non fa nulla perchè la bici è li ad attenderti a terra per riprendere la strada e non fermarti mai!

La montagna, questa presenza ingombrante che ci attira e allo stesso tempo ci mette paura, ha segnato l'esistenza mia e dei miei amici. La necessità di salire, lassù, non è altro che il naturale bisogno di conoscere ed esplorare il territorio, i nostri limiti e il nostro essere. Montagna intesa come roccia ma anche come altipiani, laghi d'alta quota, prati fioriti e pascoli e il Gran Sasso è la perfetta espressione di questa molteplicità di ambienti e stavolta i nostri passi ci hanno portato sul meno frequentato, meno roccioso ma magnifico versante Sud Orientale fin sulla vetta del Pizzo di Camarda.

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