2012-07-15 Monte Tarino

Ore 21.40 di mercoledì 13 giugno. La mia caviglia scricchiola sotto il peso del mio corpo su di un campo dall'erbetta verde e sintetica. Dannazione, non so cos'è successo ma so che mi fa male, dovrò mica rinunciare alle mie passioni?
Ore 10.45 di domenica 15 luglio. E' passato oltre un mese, non certo un'eternità ma abbastanza per potersi fermare un attimo e metabolizzare l'accaduto cercando di trarne una nuova, atipica esperienza. Per fortuna il tempo non eccessivo è trascorso in fretta e il ritorno al trekking sul facile e piacevole Monte Tarino mi sta per rimettere al mondo.

Cammino sconsolato col mio tutore per il club Lanciani. Conoscenti e amici mi chiedono come mi son fatto male e io non posso che rispondere con la solita battuta "facendo lo sport piu estremo che esista"; in molti capiscono al volo che mi sto riferendo al calcetto, sport tremendo che miete vittime su vittime e che anche io riconosco come pericoloso ma cosi come quando vado in montagna la compagnia per me è una componente importante. Fatto sta che le reazioni più gettonate dei miei amici montanari sono: "Non vorrei fare il vecchio saggio ma te l'avevo detto!" oppure "mi dispiace ma spero che ora la farai finalmente finita" per concludere con il piu gettonato "ti sta bene, stronzo!". Non pretendo di esser capito anche perchè certe volte non capisco nemmeno io perchè gioco ancora a pallone... Ed eccomi qua, dopo un mese di stop, a camminare ancora una volta coi miei cari amici. Simona, come tanti altri, in questo mese mi ha bombardato di messaggi e chiamate per mantenermi partecipe delle esperienze vissute, e che esperienze! Un grazie credo sia doveroso oltre che sentito. C'è anche il biondo, accollatosi all'ultimo dopo un Feiryland Festival che ci ha tenuto svegli fino alle ore piccole ieri. Ritrovo sul mio stesso sentiero anche una persona che ho sempre considerato speciale, Julietta, con cui erano anni che non camminavo assieme. Partecipe del mio ritorno in montagna non poteva che essere la dolce Maura che paziente come sempre si sta ritemprando l'animo per ascese di certo più ardite. Infine, ma non per ultimo, Amedeo, una persona annunciata come "chiacchierona", non diremo da chi (Maura e Simona), che oltre a cicalare ha dimostrato che nella vita la tenacia è ciò che serve per continuare a sorridere.

La giornata parte come mai successo prima con questi compagni, appuntamento a La Rustica con il sole già sorto! Dopo tante curve e un paio di sfiorati incidenti mortali giungiamo nella accogliente località di Campo Staffi. Il Tarino si fa vedere a noi in lontananza; è quella la nostra meta odierna. Cominciamo a camminare di buon passo. Amedeo con il collare al collo ha un ritmo più che rispettabile nonostante le premesse della vigilia. Io cammino deciso, ho la caviglia talmente bloccata che a farmi male sono le dita dei piedi prive di irrorazione sanguinea, ma non mi interessa, il maledetto Os Trigonum non può averla vinta su di me! Ad aggiungersi alla lista degli insani ci sono anche Maura e Julia reduci da infortuni bruttini anche per loro di natura articolare. Gli unici ad avere il solito, micidiale, passo montanaro sono Zim la Maratoneta e il Biondo Vichingo in versione Gringo.

Il percorso è agevole, è stata scelta la meta congeniale date le condizioni fisiche. Si, è vero, probabilmente le difficoltà tecniche non sono eccessive ma le difficoltà sorgon fuori all'evidente tentativo del cartografo CAI di far disorientare gli escursionisti dotati della propria cartina, avrà forse voluto risolvere il problema del sovraffollamento dei sentieri? Probabilmente aveva solo bevuto durante la stesura della carta. Fatto sta, caro cartografo, che noi 6 non siamo mica dei pivellini alle prime armi, avoja a farci sbagliare strada!

In meno di due ore raggiungiamo la vetta del Tarino, sono le 13 passate eppure c'è poca gente in vetta. "Certo", penso io "a quest'ora saranno gia tutti scesi a mangiare alle proprie case" e invece la vetta di lì a poco si vedrà popolare di qualsiasi forma di vita presente sui Simbruini. Simona e Maura, nella ricerca di un sentiero per la discesa scompaiono tra i meandri boscosi del versante nord occidentale. Amedeo, sconsolato, caccia dallo zaino il proprio flauto ed esprime dapprima il suo dispiacere per la perdita delle due amiche ma passato rapidamente il dolore intona canti e inni di gioia per la prima vetta conquistata dal giorno dell'incidente.
Grande apprezzamento va a Julia e Federico per me fonte di goduria culinaria; Julia, grazie per il melone confezionato per te accuratamente da Simone, il gusto dell'amore si sentiva al punto giusto; Biondo, grazie per il tuo magnifico panino con mozzarella e prosciutto, le mie frittatine seppur buone cominciano a risultare pesantucce...

Dopo magnifiche fotine prendiamo la via del ritorno e in men che non si dica siamo di nuovo al punto di partenza. La mia caviglia ha supportato benissimo alla faccia delle mie ginocchia nuovamente doloranti. Le mie articolazioni probabilmente stanno facendo a gara a chi è il più mal ridotto... ma cosa avrò fatto di male? Ad ogni modo non mi sconsolo certo ora dopo oltre un mese di stop, anzi, mi rimane solo una cosa da dire: a quando la prossima ardita gitarella???

Partecipanti: Maura Occhetti, Simona Pergola, Julia Nicklin, Amedeo Saioni, Federico "Biondo" Di Matteo, Fabio D'Angelo

Per vedere la descrizione del percorso al Monte Tarino da Campo Staffi clicca qui

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