24-08-2006 Lago della Duchessa e Murolungo

La prima volta che decisi di andare seriamente in montagna riuscii ad accordarmi con mio cugino Marco, insieme eravamo intenzionati ad affrontare un trekking serio che ci potesse dare dei bellissimi ricordi, effettivamente di ricordi ce ne lasciò molti ma sopratutto ci lasciò molta esperienza.
Tra le varie mete che avevamo pensato abbiamo scelto di affrontare le Montagne della Duchessa alla scoperta del Lago della Duchessa, uno dei più bei laghi dell'appennino.

Partiti da L'Aquila la mattina presto eravamo pieni di entusiasmo per il primo serio trekking, purtroppo senza rendercene conto l'attrezzatura che avevamo portato con noi non era affatto adeguata per affrontare un'escursione del genere, in più non avevamo neanche controllato le condizioni meteo previste per la giornata, con noi avevamo solamente una cartina topografica militare. Soltanto al termine della giornata ci siamo resi conto della pericolosità di una non adeguata preparazione tecnica.

L'itinerario prevedeva di partire da Cartore risalendo la valle di Fua ed arrivare attraverso le Caparnie al Lago della Duchessa, da li avremmo dovuto proseguire per la Valle Fredda, aggirare il Murolungo, attraversare l'Iaccio dei Montoni e riscendere per il versante Sud-ovest della montagna per il bosco Vignale.

Alla partenza dopo aver trovato la strada giusta arriviamo nel bellissimo borgo di Cartore, paese piccolo ma accogliente posizionato alle pendici del vallone di Fua, circondato da bellissimi prati e isolato dal mondo, un paese che conserva ancora la sua bellezza medievale. Seguendo le indicazioni ci addentriamo facilmente per la Valle di Fua e subito ci accorgiamo che il percorso scelto non è semplice quanto ci aspettavamo. Entriamo in un bosco e proseguiamo l'ascesa ammirando i paesaggi sempre più vasti che si aprono davanti ai nostri occhi. Una giornata splendida!

Dopo circa due ore eccoci arrivati alle costruzioni delle Caparnie, subito ci mettiamo alla ricerca della fonte sgorgante acqua proveniente dalla vicina Fonte Salomone che, secondo le nostre indicazioni, doveva essere posizionata tra il penultimo e l'ultimo rifugio di sinistra. Senza avviare un'accurata ricerca della fonte decidiamo di proseguire verso Est lasciandoci alle spalle le Caparnie ed ecco che dopo poco camminare, scavallata una collinetta, si apre ai nostri occhi la splendida vista del Lago della duchessa, purtroppo un po' asciutto a causa della stagione (metà agosto). Di fronte a quella vista decidiamo di sostare e approfittarne per mangiare un boccone. La sensazione di mangiare a 1800 metri di quota è stupenda, il rumore dei campanacci appesi al collo delle mucche che razzolano nelle parti basse del lago ti tengono compagnia mentre i pensieri vanno alla famigerata quotidianità lasciata alle spalle con i suoi ritmi frenetici che non vorremmo mai sostenere!

Purtroppo non si può godere all'infinito delle bellezze della vita e così dopo poco continuiamo nel nostro giro per la ridiscesa. Deviato decisamente verso Sud entriamo nella Valle fredda dove la segnaletica inesistente ci pone le prime difficoltà della giornata, non trovando la segnaletica invece di proseguire sul lato destro (Sud-Ovest) della sella proseguiamo dritti fino a ritrovarci sugli strapiombi della Valle di Teve, dopo una veloce ricerca del sentiero constatiamo che è meglio tornare indietro alla ricerca della segnaletica per evitare di ritrovarsi in serie difficoltà. La razionalità ci dà in un primo momento ragione perchè tornati indietro, dopo aver scrutato attentamente tutti i tagli sulle colline che potessero rappresentare un sentiero, ritroviamo la segnaletica che dopo poco camminare ci spalanca davanti agli occhi la seconda bellezza della giornata, la splendida vista della parete Nord del Murolungo. Analizzando la cartina vediamo segnata, alla base della parete, una grotta denominata Grotta dell'Oro che secondo quanto letto su internet dovrebbe essere una grotta utilizzata dai pastori per rifugiarsi dalle torride giornate estive, inoltre al suo interno dovrebbe trovarsi un pozzetto d'acqua. Incuriositi e presi dal senso d'esplorazione cadiamo nella prima pecca di irrazionalità della giornata, nel cercare di raggiungere la grotta passiamo per punti molto scoscesi, pieni di brecciolino dove non sempre è facile rimanere in piedi, tutto questo per arrivare, con nostra grande delusione, alla grotta che in realtà non è che un'insenatura nella roccia che si esaurisce dopo poco.

Ritornati sul sentiero originale ci buttiamo alle spalle l'ora sprecata per il fuori programma e proseguiamo alla volta dell'Iaccio dei Montoni. E' qui che cominciano le vere difficoltà! La segnaletica scompare e seguendo la cartina raggiungiamo in poco tempo il bosco sotto di noi, ci addentriamo dentro di esso seguendo presunte mulattiere che puntualmente scompaiono dalla nostra vista. La discesa si presenta a noi molto aspra, continuiamo a scendere la montagna ad azimut, senza seguire un sentiero. Per il timore di ritrovarci davanti a salti molto profondi decidiamo di proseguire la discesa lungo il fondo di una valle in maniera tale anche da non avere le ostruzioni di alberi. Scendiamo per moltissimi metri fino a che la valle non comincia ad avere le pareti laterali verticali abbastanza alte. E' qui che presi dalla stanchezza e dalla voglia di raggiungere la meta cadiamo in un grandissimo errore che in montagna è raro riuscire a raccontare. Davanti a noi ci troviamo un salto di circa tre metri, convinti di essere quasi arrivati decidiamo di saltare giu e proseguire, dopo pochi metri ecco un altro salto simile al primo, saltato il primo decidiamo di saltare anche il secondo. Come dice il proverbio non c'è due senza tre ed ecco che davanti a noi si presenta un terzo salto, però quel che non dice il proverbio è che il terzo può essere peggio dei primi e infatti questa volta i metri del salto sono molti più di tre. Guardandoci attorno ci siamo resi conto di aver fatto una grossa imprudenza, le pareti erano alte, in avanti non si poteva andare e il masso saltato non ci permetteva di tornare indietro. Come fare?

Siccome l'ora si era fatta più tarda di quanto avevamo preventivato decidiamo di avvertire a casa che l'ora di ritorno è posticipata, nel fare questo però abbiamo spiegato anche quale fosse la nostra attuale situazione. L'avessimo mai fatto! Nel giro di pochi minuti la guardia forestale del parco dei monti della duchessa, il soccorso alpino e il resto delle associazioni montanare dell'appennino erano state avvertite del nostro rischio, in pochi minuti sul cellulare riceviamo addirittura la chiamata del pilota dell'elicottero del soccorso alpino che ci chiede la nostra posizione e istruzioni sul se, quando e dove partire. Presi da una sensazione di topi in trappola decidiamo di calmarci e analizzare bene la situazione. Da li ne potevamo uscire solamente con le nostre forze.
E' in questo momento che la visione di anni di Mc Gyver torna alla mente e dopo aver tentano vanamente di fare un cumulo di pietre per tornare indietro vediamo vicino a noi un grosso tronco, lo prendiamo, ne spezziamo i rami laterali e riusciamo ad improvvisare una mezza specie di scaletta. Con questo mezzo di fortuna e utilizzando ogni singolo muscolo dei nostro corpi riusciamo non senza fatica a risalire entrambi i salti con l'intenzione, una volta usciti dalla brutta situazione, di risalire in pochissimo tempo il bosco e uscire da questo prima che il buio calasse, infatti ormai l'ora s'era fatta tarda e rimanere in montagna il pomeriggio tardo e la notte era l'unica cosa che sapevamo essere estremamente pericolosa!

Fortunatamente dopo aver risalito il secondo salto cominciamo subito a fare traning autogeno in previsione della grande scalata che avevamo davanti. Fermati ancor prima di cominciare da una chiamata ci fermiamo guardandoci attorno e, molto sbiadito, vediamo nella roccia un segnale mezzo giallo, mezzo nero, guardando poco fiduciosi ci rendiamo conto che intagliato nella roccia c'è un passaggio e seguito questo dopo poco ci ritroviamo sul sentiero 2B,. sentiero che ci avevamo accompagnato all'andata nella nostra salita! Ebbene la valle in cui eravamo rimasti incastrati era proprio la Valle di Fua, per nostra fortuna non costretti a risalire tutto il bosco proseguiamo nella nostra discesa e dopo meno di un'ora eccoci arrivati nuovamente a Cartore dove insieme ad un parente preoccupato ci aspettavano due guardie forestali.
L'esperienza è stata molto forte, la sensazione di difficoltà in cui ci siamo trovati ci ha fatto capire che con la montagna non si scherza, anche un percorso che può essere all'apparenza semplice può nascondere difficoltà enormi, inoltre l'attrezzatura è necessaria in certe occasioni, se fossimo rimasti bloccati per la notte, senza nemmeno un poncho per coprirsi non so che fine avremmo fatto!

Partecipanti: Marco Ianni, Fabio D'Angelo

Per vedere la descrizione del percorso di salita al Lago della Duchessa e al Murolungo clicca qui

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