15 novembre 2014: Trova La Tua Montagna (di Dario Rossi D'Ambrosio)

- (titolo ispirato a “Trova La Tua Spiaggia” di Zadie Smith) -

Dopo aver letto le parole scritte da Fabio mi sono chiesto cosa sia veramente la montagna e chi sia veramente un montanaro. La prima è una domanda che mi sono posto più volte. Come tutte le cose che riteniamo essenziali nella nostra vita, è forse più facile cominciare con definizioni al negativo, cercando di capire prima cosa non è la montagna. In un’altra riflessione poi pubblicata su “Born To Trek” ho pensato che “La Montagna Non È Uno Sport”. La lista di definizioni al negativo e in positivo può aumentare man mano che la viviamo, ma raramente sarà una lista completa di definizioni esaustive.

La formulazione stessa della domanda è sbagliata perché naturalmente non esistono una vera montagna e un vero montanaro. Esistono varie montagne e vari montanari.

Per me sarà stata la terza-quarta volta in falesia. Quello che mi ha colpito è l’atmosfera che si è creata quando sono arrivati i tanti arrampicatori venuti da Roma.

Mentre riflettevo sullo scritto di Fabio, prima di scrivere queste poche righe, ho incontrato per caso su un settimanale un articolo di Zadie Smith tradotto in italiano: “La ricerca della felicità mi è sempre sembrata un fardello americano piuttosto pesante” e poi “E’ la pubblicità di una birra che ti rende felice come fanno tutte le sostanze intossicanti, rimodellando la realtà intorno a una sensazione che solo tu stai provando” e ancora andando al succo del racconto: “Alla fine, la cosa più bella di Manhattan è la cosa più brutta di Manhattan: la realizzazione di sé. Qui sarai libero di espanderti fino ai tuoi limiti, di trovare la spiaggia che è solo tua. Ma prima o poi ti ritroverai seduto su quella spiaggia a chiederti: e adesso? Io già riesco a scorgere la mia spiaggia davanti a me, ora che i bambini stanno crescendo e che i vincoli pratici si riducono. Rivedo l’enorme privilegio della mia posizione: mi si svela di nuovo. Sotto l’ala di un’università vivo su uno dei più esclusivi tratti di spiaggia edificata del mondo, tra persone che credono di non avere limiti e che di tanto in tanto mi spingono, con la loro semplice vicinanza, dentro questa stessa utile illusione”. Ho tentato una connessione fra uno stile di vita al quale molti, chi più chi meno, aderiscono e un certo modo di vivere la montagna. Mi chiedo quale sarà il senso di andare in falesia a perpetuare dinamiche che nascono in un luogo, come la palestra, che ospita tanti agonisti. Forse è meglio lasciare la competizione a consumare la plastica invece che a fare buchi nella roccia. Se c’è un modo di rimarginare quelle ferite che non si chiuderanno più è portando loro rispetto e gratitudine, in silenzio, e gridando il necessario, per il dolore e la frustrazione che limitano le capacità umane. Meglio lasciare che la competizione crei illusioni condivise in città e non inquini la natura.

C’è chi apre nuove vie per piacere pioneristico, chi lo fa per l’adrenalina, chi non ha ancora capito a fondo il perché, chi considera nuove le vie già percorse da altri, chi sa il perché.

Con meditazione, sorrisi, lacrime, sudore e rispettoso silenzio. E’ il modo che conta.