BORN TO TREK


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giovedì 22 giugno 2017
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15 aprile 2017: via Brancadoro e via dei Laghetti PDF Stampa E-mail

Arrivi a fine giornata con il sorriso stampato in faccia, un'esperienza in più nel bagaglio e il pensiero che l'avventura è stata si ardua ma in fondo alla propria portata. Eppure in alcuni tratti lo scetticismo ha seriamente minato la riuscita del progetto, tratti difficili, neve a chiazze con passaggi di roccia e misto da superare coi ramponi ai piedi. C'è solo un modo per far si che tutto questo venga abilmente superato: entrare in modalità Saioni! Amedeo è fortissimo, non solo perchè supera passaggi impervi ma perchè con la sua passione e ostinazione contagia di positivismo i compagni di viaggio e, come si dice a Roma, te la fa pijà a bene!

La via Brancadoro si presenta piacevolemente al nostro gruppone composto dal su citato troll benefico, la dolcissima e tosta Maura, Rosa la pilota, la simpatica accorta Julia, Elio conosciuto in ambito alpinistico (che tecnica!), io e il su citato Amedeo. Anche stavolta le mie condizioni fisiche sono tutte da scoprire dopo una tendinite al braccio che mi ha tenuto fermo per 2 mesi (che ancora si fa sentire) e il solito ginocchio ballerino (si lo so, i miei amici hanno ragione quando dicono che sono fracico!), per fortuna la forma fisica non mi ha ancora abbandonato del tutto e grazie alla forte astinenza di montagna, alla bella compagnia e alla voglia di divertimento ho le giuste motivazioni per approcciare all'uscita tosto e gajardo tanto da accollarmi sul groppone una mezzacorda che mi lascerà senza fiato ad ogni passaggio.

Partiamo da Piano di Racollo il quale Amedeo in preda ai vomiti dalla guida di Rosa ribattezza Tracollo e Barcollo (ma non Mollo), percorriamo l'infinito avvicinamento che si può tranquillamente considerare uno dei tratti più difficili della via, una lunghezza psicologicamente provante; Vedi la montagna, sta li apparentemente a portata di mano e cammini per 10, 30, 60 minuti ma la montagna rimane sempre li concessa solo alla vista degli occhi sconsolati.

Il sole è alto nel cielo, fa un caldo deciso e delle leggere brezze percorrono la piana risuonando nelle guglie rocciose delle pareti, un clima praticamente perfetto, tutti i dubbi ristagnano nelle condizioni niviche, troveremo la pappa? oppure una neve compatta? Ma soprattutto... troveremo la neve? I dubbi vengono presto svelati appena giunti all'attacco della via, un manto di neve continuo copre il primo tratto di cresta, le condizioni non sembrano nemmeno malaccio, tranne qualche tratto con grattachecca da far invidia alle Tre Marie di via Trionfale la neve è abbastanza compatta da concedere un'ascesa non troppo faticosa. Godo come un riccio al pensiero che quando affrontai anni fa questi tratti in estate mi ritrovai a salire per ripidi ghiaie e pesanti sfasciumi sotto il sole cocente, oggi invece sto in grazia di Dio, sarà che è la vigilia di Pasqua?

La gloria della neve comoda non dura molto, la roccia prepotente torna sotto le punte d'acciaio dei nostri ramponi, lo stridio di ferro contro roccia ci accompagna per diversi metri fino al fantomatico canalino tanto desiderato dal gruppo, è al suo cospetto che le menti espletano le loro perversie. Maura ed Elio, veterani della montagna, in preda a strani pensieri cataclismici dettati dalla visione di troppi telegiornali, cominciano una filastrocca demotivante elencando tutti i motivi per cui non si deve salire il canale e le alternative da seguire, di contro Rosa e Julia si ammutoliscono rimettendo la decisione al fato, Amedeo ovviamente in preda al suo solito impulso primordiale con la solita scusa di "andare a vedere giusto com'è la situazione un po' più in la" comincia a salire il canale, dal mio conto sono molto fiducioso e ottimista e senza pensarci due volte do il mio piccolo contributo motivazionale al gruppo e mi accodo ad Amedeo lungo il primo tratto del canale.

Il canale, questo sconosciuto, devo dire che non si presenta a noi certo nelle migliori condizioni; la neve caduta abbondante questo inverno si trova accumulata per lunghi tratti al suo interno ma in due punti il salto tra un nevaio e l'altro è davvero elevato e l'ascesa su roccia è inevitabile. Con ramponi, piccozze e guanti non è certo facile salire in Dry Tooling! Amedeo parte all'attacco, con testa china si lega una corda e sale fino all'uscita del canale attrezzando un'assicurazione. Io recupero con corda fino ad un tratto del canale i compagni i quali uno alla volta risalgono in sicurezza. L'ascesa non è banale, con il mio bel zaino pesante di corda e attrezzature accuso il colpo, poggiando la schiena su un lato del canale e spingendo in opposizione con le scarpe ramponate sulla parete opposta risalgo un salto fino al nevaio dove mi tuffo con gioia, recupero Maura che mi segue e mentre mi preparo ad assicurare al meglio Elio vedo quest'ultimo come una ballerina di Parigi risalire il canale con una spaccata dall stile impeccabile, un giovinotto ammirevole è oggi membro del nostro gruppo!

Usciamo dal canale dopo almeno un'ora di tribolazioni. Davanti a noi si presenta un tratto completamente spoglio di neve, siamo costretti a togliere i ramponi e proseguire scalzi d'acciaio lungo la cresta. Saliamo sotto il sole che comincia a lasciar spazio a qualche nuvola e ad una bella e decisa brezza. Lungo il nostro cammino diversi nevai fermano la progressione, il dubbio se mettersi e togliersi i ramponi è fastidioso ma dopo consulto decidiamo di proseguire senza chiodi ai piedi scavando delle buone buche per i piedi. Passiamo la pancia esposta con un'altra assicurazione e ancora su nevai esposti che assicuriamo con delle corde fisse.

Il gruppo è compatto e determinato, Rosa tranquillissima è allo stesso tempo rassegnata a seguire "un pazzoide che però con i suoi canalini trova sempre la variante giusta!", indovinate a chi si riferisce? Julia decisamente più timorosa sembra avere una paura da neofita, la conosco oggi per la prima volta, mi chiedo se sia più contenta o più stressata di stare su questa via e mentre questi amletiche domande mi attanagliano rendendomi la vita difficile ho un'idea che mi risolve dall'empasse del momento, le chiedo come sta! Dubbi risolti, Julia risponde con un sorriso degno della bimba più felice della terra, alla grande.

Finalmente giungiamo al cospetto della placchetta tanto discussa durante l'ascesa. Ovviamente Amedeo saltellante risale le rocce e attrezza una sicura mentre gli altri, chi legati chi liberi, risalgono a turno la parete. Ancora una volta Elio dà sfoggio delle sue doti tecniche e con la leggiadria di un cigno supera le difficoltà con ammirazione dei presenti.

Siamo sulla cresta, quota 2385mt ca., non manca molto, vediamo la vetta e la spoglia facile cresta per giungervi in cima ma l'ora è tarda e la via ignota. Durante le consultazioni Amedeo mi chiede se io sia dispiaciuto di non raggiungere la vetta, in preda ad ascetiche ispirazioni filosofiche decreto che non ho cinte su cui mettere tacche ma il mio solo interesse è quello di divertirmi e la soddisfazione è in atto! Detta questa perla ricevo piena condivisione del bianco Lupo mentre gli altri con una pernacchia prendono la strada della discesa.

h che bellezza scendere lungo canali innevati che d'estate presentano salti, ghiaie e sovraccarichi muscolari. La via dei Laghetti è una continua lingua di neve da cima a fondo contornata da pareti rocciose e una vista sul vicino Appennino niente male, dobbiamo solo fare attenzione ai crepacci che disseminano il percorso. Anche per questo problema troviamo una facile soluzione, mandiamo Amedeo in avanscoperta. Dopo aver trovato il percorso migliore lo vediamo scomparire alla nostra vista come un picchetto nel burro, sotto i suoi piedi si apre un buco che lo fagocita fino al petto, senza l'ausilio dei piedi (che non trovano appoggi sotto la neve) riesce a tirarsi su di braccia, uscito dal buco ci affacciamo per capirne la portata, il crepaccetto non era mortale ma capace di far scivolare una persona per intero, niente male! Il resto della discesa scorre via liscio ammirando le doti salterine delle donzelle, su tutte Rosa che ad ogni salto casca di lato come una pera morta cade da un albero.

otto il manto su cui camminiamo sentiamo l'acqua scorrere prorompente e in un breve tratto eccola che si lascia ammirare ai nostri occhi con una cascatina meravigliosa di acqua azzurra. Con questa immagine finale arriviamo fuori dalle difficoltà, non ci rimane che una cosa, togliere i ramponi e percorrere a ritroso il lungo, infinito, fastidioso pianoro che ci porta alla macchina e al meritato riposo!

Partecipanti: Maura Occhetti, Rosa Mozzetta, Julia Antonucci, Amedeo "Troll" Saioni, Elio "Lupo Bianco" Olivieri, Fabio D'Angelo

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Nel camino

Passaggi

L'aerea uscita dalla placca

Campo Imperatore in fiore

 

 

 
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