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giovedì 22 giugno 2017
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29 novembre 2015: vetta Qui Quo Qua e monti della Duchessa PDF Stampa E-mail

E' novembre, fine novembre, eppure alzando lo sguardo si vede la neve accumulata sulle fronde verdi degli abeti, la valle è variopinta di qualsiasi sfumatura di bianco, la neve scesa nell'ultima settimana ha rotto con prepotenza gli equilibri troppo brevi di un autunno che non ha fatto in tempo a godersi il suo momento. E c'è freddo, tanto freddo, un freddo che cancella coi propri brividi i ricordi di giornate calde di nemmeno due settimane fa. Un quadro inospitale, a tratti impervio che tuttavia mi attira a se come un orso al miele, la bellezza dell'intorpidimento delle narici unitamente alla piacevole sensazione di calore che può donarmi un singolo paterno raggio di sole sono parte di quelle emozioni che solo l'inverno sa darmi.

La stagione del ghiaccio è arrivata, è giunta l'ora di affilare piccozze e ramponi masticando in una prima esplorazione qualche assaggio della pietanza che l'inverno alle porte saprà farmi gustare.

E' una lotta dura sui tavolini del C1b0 nei meandri di una fresca serata sulle sponde dell'Aniene; a banchettare insieme a me ci sono amici e compagni di corda, Andrea, Priscilla, il biondo e Amedeo, quest'ultimo aggregatosi all'ultimo è facile oggetto degli scherzi dei commensali che tentano semplici distrazioni per sfilargli da sotto il naso bicchieri, bottigliette e tubetti di salse per poi proporre brindisi improbabili deridendo il malcapitato privo di oggetti da alzare in aria. Lo scherzo è tuttavia difficile dal concludersi visto che il distratto, senza alcun tipo di dubbio o perplessità sulle sparizioni, si presta facilmente a brindare con un vaso di fiori.

La serietà non è il nostro forte o forse è proprio questo spirito goliardico che fa del nostro gruppo una squadra affiatata. Fatto sta che nel turbinio di spensierato cazzeggio escono idee montanare di tutti i tipi, dalla grotta del Capraro al Gorzano, dal vecchio bivacco Bafile al Cervino, idee una più improbabile dell'altra fino a che finalmente le menti riescono a concentrarsi all'unisono su un obiettivo condiviso: l'esplorazione della val di Teve, spartiacque tra Lazio e Abruzzo, tra montagne della Duchessa e Velino. Domenica si va li!

Alzati di buon ora percorriamo la familiare A24 in piena notte, le luci del crepuscolo cominciano a stropicciarci gli occhi solo arrivati nella piccola magnifica Cartore, tra i ruderi e le poche case ricostruite illuminate da fioche lanterne ottagonali è facile vivere la sensazione di tornare al medioevo. In questo ambiente surreale con la luna ostinata nel primeggiare in cielo ci avviamo verso l'imbocco della val di Teve senza attendere la comparsa del sole da dietro i monti.

Sono nemmeno le 8 del mattino e il freddo mi attanaglia il corpo. Siamo tutti imbacuccati da cima a piedi e l'unica cosa che ci dà la sensazione di calore sono i colori sgargianti dei nostri abbigliamenti tecnici. Entrati nella valle ci rassegnamo all'impossibilità di godere del calore solare per le successive ore ma nonostante l'inverno sia arrivato da poco le temperature sono inaspettatamente rigide, intuiamo il freddo dai muscoli intorpiditi che stentano a scaldarsi, porto la cannuccia della mia Camelbak alla bocca per scoprire con mio rammarico che l'acqua al suo interno si è completamente ghiacciata, il mio orologio segna fisso 0 gradi e la cosa sarebbe consolante se non fosse che le temperature sotto lo zero non le segna e che sta attaccato al polso che dovrebbe emanare calore, dalle fronde degli alberi e dal bordo delle rocce non una goccia trova la forza di rendersi autonoma dalla morsa di papà ghiaccio, la neve accumulata in alcuni punti sfiora il mezzo metro e le lisce pareti che tentiamo di arrampicare per gioco ci tagliano le mani come un'affettatrice sullo speck.

In questa condizione sento che il mio andamento non è dei migliori, mentre Amedeo cerca in tutti i modi un'improbabile via su cui farci morire, il biondo di fare improbabili tracce scomode da seguire e Priscilla di riconoscere gli ululati dei lupi e i grugniti dei cinghiali io cerco invano di far acquisire ai miei quadricipiti una temperatura minima di sopravvivenza tale da non affaticare troppo le mie magnifiche ginocchia di cristallo. Ovviamente il tentativo non produce l'effetto sperato e come non mi succedeva per fortuna da un po' di tempo i miei problemi fisici legati alla fottuta condropatia tornano a manifestarsi in tutta la loro magnificenza.

Oggi la montagna ci sta punzecchiando per schernirci finemente, si sta forse prendendo gioco di noi oppure ci sta dando un monito di prudenza? Le ben conosciamo gran parte delle difficoltà legate all'inverno ma tutto questo freddo, tutta questa neve come primo impatto chi se l'aspettava!? Il nostro originale progetto di arrivare in vetta al Velino viene rivisitato in corso d'opera; consapevoli della lunghezza del percorso decidiamo insieme di voltare il passo verso nord e risalire i pendii in direzione delle nostrane montagne della Duchessa sperando che l'entrata in terra laziale ci conceda qualche sorpresa positiva.

Amedeo non si lascia sfuggire l'occasione, nemmeno il tempo di studiarci il percorso che lo vediamo mettersi con una scusa in testa al gruppo e mentre seguiamo le sue tracce che proseguono nascondendosi dietro un tronco, svoltato l'angolo vediamo che la traccia parte diretta verso improbabili pendii zigzagando tra alberi, nevai, rocce, burroni, carcasse di animali e astronavi aliene precipitate.

Riusciamo a risalire indenni senza ramponi fin sopra la sella sovrastante i pianori della Duchessa, ci abbiamo messo un bel po' sia per le difficoltà incontrate sia per le varie perdite di tempo. La salita viene però finalmente ripagata dalla calda carezza del sole sorto ai nostri occhi da dietro il Sevice, per il biondo la crema solare è d'obbligo e dopo aver intuito per tutta la mattinata il suo viso dietro involucri di lana lo si vede improvvisamente zompettare a maniche corte con occhiali rayban e infradito.

Siamo finalmente al cospetto di una cresta interessante completamente innevata nel versante a noi visibile, l'idea di scalare una vetta balena nella mente di tutti e mentre i maschietti vanno per indossare i metalli pesanti ecco che si manifesta una prova di coraggio che solo una saggia donna è capace di prendere in certe situazioni; ho più volte detto che a mio avviso più grande della conquista di una vetta è la capacità di rinunciarvi a pochi metri dal successo, questa decisione tanto ragionata quanto sofferta si acuisce in presenza di compagni di viaggio con l'adrenalina a livelli tali da intasare le vene del cervello. Pur tuttavia Priscilla conosce bene i propri limiti e il proprio corpo e sebbene possa risultare minuta allo sguardo altrui la sua razionalità e intelligenza la rendono gigante in mezzo ai nani. Per lei il tempo delle salite è giunto al termine, non ritiene sia il caso oggi di proseguire nella conquista altimetrica. Ovviamente l'idea di abbandonare la donna dalla giacchetta viola da sola non balena nelle menti di noi maschi ramponati, io so che le mie ginocchia non stanno in grande forma e mi metto piacevolmente a disposizione per l'accompagno, anche il biondo si mette in ballo per il ruolo da gran cavaliere e quando il dibattito è quasi giunto al verdetto ecco spuntare da dietro una duna bianca l'esercito di insospettabili amici romani capitanati da un certo Fabietto amico di Amedeo, partito da Cartore col suo gruppo di lumache ben 2h dopo di noi ma giunti nel nostro stesso punto dopo aver seguito il sentiero giusto posto pochi metri dopo la deviazione decisa da Amedeo........

La decisione è presa, Priscilla proseguirà lungo il sentiero coi nuovi amici per poi attenderci al rifugio Panei mentre noi aitanti giovini siamo pronti per affrontare quella che a noi sembra (seppur con qualche riserva) la cresta del Murolungo.

Cominciamo a risalire il versante in direzione del sole il quale, da poco sorto, sembra già incedere nel calare all'orizzonte, la luce rasente la neve ci colpisce dal basso verso l'alto e una volta oltrepassata la cresta ben due verità ci danno una svegliata su quel che facevamo finta di non ammettere a noi stessi: il versante a sud è praticamente privo di neve e dietro la vetta che stiamo scalando è presente una valle e poi il muraglione del murolungo con la magnifica cresta e la vetta distanti da noi non meno di un paio di paia di centinaia di metri.

Ci ostiniamo a mantenere i ramponi ai piedi utilizzando le povere steppaglie come appigli e in poco tempo giungiamo in cima dove ci accorgiamo che anche su suolo laziale la montagna oggi si sta prendendo gioco di noi, siamo giunti sulla vetta del monte Qui Quo Qua (2090mt) nome che si addice perfettamente a noi tre frollocconi! (La vetta è segnata sulle mappe con lo pseudonimo di Cimata di Macchia Triste, nome triste, decisamente piu divertente Qui Quo Qua)

Il tempo è tiranno e ci concediamo il lusso di poche foto prima di prendere la direzione del paretone difronte a noi, scendiamo facilmente i comodi pendii che conducono sotto la vera bella cresta del Murolungo. Io ormai sono consapevole dei miei dolori, ho assistito pocanzi all'esempio della donna minuta su come vadano prese le decisioni in montagna e sono del tutto consapevole che mentre io ho oggettivi limiti fisici (oggi felicemente manifesti) i miei due vicini di giochi sono invece tra le persone atleticamente e fisicamente più dotate che io conosca ed è quindi con relativo rammarico che in pochi secondi gli comunico la decisione a me già nota di prendere la strada del rifugio per concedere loro una più rapida ascesa.

E così salutati i miei amici prendo la facile strada che punta dritta al lago della Duchessa dove vedo nitidamente il gruppo di Priscilla intento a gozzovigliare cibarie varie. Ai miei piedi ho fatto il cambio gomme dando così un senso al peso fin li inutile dei miei magnifici ciaspoloni gialli che mi consentono in meno di mezz'ora di scendere al lago ghiacciato e poi fino al rifugio. Lì trovo l'amica precedentemente perduta che con un gesto amorevole e del tutto disinteressato mi viene incontro come per accogliermi, io sono felice di tanto affetto e non posso che elogiarlo scrivendo in questo racconto che la pisciona mi è venuta incontro solo perchè voleva il mio pacchetto di fazzoletti!!!

Il sole è ormai il dirittura d'arrivo, solo quasi 8h che camminiamo e ci mancano ancora 1h e mezza e 800 metri di ripida discesa per la val di Fua. Io e la donzella attendiamo giusto pochi istanti per rifocillarci al rifugio dopodichè prendiamo il comodo sentiero e ci immergiamo nuovamente nei boschi della valle. Lungo la discesa scambiamo due chiacchiere, io da bravo logorroico apro le danze ma tornandomi alla mente tutti i miei amici dalle orecchie sanguinanti concedo l'iniziativa eloquiale alla compagna di discesa ponendole oculate domande su esperienze vissute contorniate da curiosità di dettagli. In effetti per quanto io e Priscilla arrampichiamo insieme da anni e abbiamo vissuto molte avventure assieme non ricordo specifici prolunati momenti in cui siamo capitati a camminare noi due soli insieme, la cosa mi fa piacere non poco, una disinteressata condivisione d'esperienze rende sempre più sereno e divertente il rapporto con le altre persone e tra una chiacchiera e l'altra abbiamo anche l'opportunità di affrontare la "pericolosissima ferrata" per la quale il biondo ci ha detto circa una decina di volte di fare particolare attenzione (dolce biondo).

Finalmente a Cartore, il sole è ormai andato a dormire da un pezzo così come gli amici di Amedeo partiti 2h dopo e arrivati 2h prima. Noi della prima parte del gruppo ci cambiamo gli abiti sudici e ci appropinquiamo alla soglia del nuovissimo bar-ristoro di Cartore, prima attività del paese dall'epoca degli antichi romani, ci si chiede come possa un paese di 4 abitanti (4 di numero, non scherzo) ad avere un'attività del genere, scommessa dei proprietari che con ostinazione promettono faranno di tutto per riuscire nell'impresa. A tale scopo anche io voglio fare la mia parte raccontando di quanto sia stato bello giocare con i magnifici canucci del villaggio, come sia stato piacevole entrare nel ristoro e scaldarsi allo scoppiettante caminetto, come sia stato divertente ricevere gli infreddoliti e doloranti amici e di come sia stato pienamente ricompensante mangiare tutti insieme un bel piatto di tagliatelle al ragù di abbacchio e una bella grigliata mista alla brace!!!

Partecipanti: Priscilla Bonanni, Federico "Biondo" Di Matteo, Amedeo Saioni, Fabio D'Angelo

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alla partenza

in vetta a Qui Quo Qua

nella Val di Fua

 
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