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lunedì 19 novembre 2018
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09 febbraio 2015: Cascate della Trecene PDF Stampa E-mail

Il ghiaccio scricchiola ed esplode in mille cristalli sotto i colpi decisi delle punte dei ramponi. Un sordo rumore, un muto grido sovrastato dall'incessante fruscio che la vicina e sottostante cascata procura incessante nel suo incedere sulla poca scoperta roccia nuda. Il ghiaccio è li, pronto ad esser colpito per plasmarsi alla forma dell'acciaio, ma se il colpo del piede è leggero la presa diviene instabile, se il colpo del piede è troppo forte e ripetuto si rischia di mandare in frantumi l'unica certezza che ti tiene ancora in piedi, questa immagine è la perfetta metafora dell'altalena di esigenze ed imprudenze a cui oggi ci siamo sottoposti nel vivere il nostro amato ambiente, in queste circostanze diviene cruciale capire che il colpo del piede deve essere unico, deciso e ben assestato.

3 week end, tanti quanti i tentativi di approcciare qualche progetto e altrettanti di tempo impervio e nevicate proibitive, son dispiaciuto dell'impossibilità di andare in montagna e il Biondo la pensa come me e mentre noi piangendo ci concediamo dei fisicamente rilassanti fine settimana a casuccia c'è chi come Amedeo non rinuncia ad andare in montagna nell'intento di approfondire l'arte dello scialpinismo.

Questa settimana il meteo lascia uno spiraglio di sole per buona parte della domenica ma il bollettino nivometeorologico parla chiaro, nel centro Italia (come nel resto dello stivale) il rischio valanghe oscilla tra il 3 e il 4 con moltissima neve fresca non trasformata accumulata su tutti i monti. Le idee sono molteplici, una piu improbabile dell'altra ma quando la testa è quasi logora delle capocciate sui muri ecco che un'illuminante chiamata giunge alle mie orecchie, è Amedeo che con naturalezza propone un'arrampicata su cascate ghiacciate nelle vicinanze di Amatrice.

Uno dei momenti più difficili per un amante della montagna, forse dovrei parlare per me, è quello antecedente un'uscita in cui ci sono molti elementi che farebbero pensare di rinunciare prima ancora della partenza; un turbinio di sensazioni si mescolano in pochi minuti. Inizialmente sei assuefatto dall'adrenalina di un'avventura gajarda e pensi "daje finalmente vado a fare quel che mi piace, sto carico" e dopo pochi minuti ti ritrovi travolto da scoramento iperprudenziale e con voce sottomessa confessi a te stesso e agli altri "no, vabbè, ho letto questo ho sentito quest'altro e questa volta di andare non è cosa...". Verto in questa brutta situazione, non so per quale lato del mio carattere combattere, ma un sms o una chiamata di alcune persone mi bastano per smuovermi dall'apatia, una di queste persone è Amedeo Saioni che con il suo sano entusiasmo mi abbatte i muri paurosi del cuore ampliando la voglia di montagna. Prometto a me stesso di esser lucido e di valutare attentamente ogni circostanza ed ecco che alle 5.30 di domenica mi ritrovo fortemente insonnolito da sole 3h di sonno pronto per caricare zaino e attrezzatura sul nuovo bestione 4x4 del propositore e partire alla volta dei monti della Laga.

Una componente fondamentale della mia decisione ad andare in montagna è la compagnia, oggi al mio fianco avrò Amedeo, il Biondo e quella saggia bacchettona (per fortuna) di Maura la quale, prima ancora che sorga il sole, rende ben chiare le sue intenzioni sulle sue volotà escursionistiche, "io alle cascate alte non ci salgo, se volete ci andate ma io giro i tacchi e me ne torno in dietro!" questa ed altre frasi toste fanno da filastrocca per tutto il viaggio e destinatario è il proprietario dell'auto che con sorriso incassa e sdrammatizza, di fianco io e Federico la pensiamo ad una via di mezzo, siamo dell'idea di non lasciarci travolgere dai facili entusiasmi ma anche da non rinunciare preventivamente ad un'esperienza senza valutare al meglio sul posto.

Giungiamo a Rieti e c'è neve sui lati della strada per lo più bagnata, poi giungiamo ad Amatrice dove la neve è ben presente e accumulata sulle insegne, infine arriviamo a Preta dove la neve e il ghiaccio presenti lungo la strada si fanno quasi proibitivi anche per il 4x4 mentre lo sono nella strada per il Sacro Cuore, c'è poco da fare, tiriamo il freno a mano, prepariamo baracche e burattini, ci leghiamo le ciaspole sugli zaini e ci inoltriamo in un magnifico ambiente fatto da cumuli di neve fresca, abeti imbiancati a perdita d'occhio, rigagnoli d'acqua che si sentono ma non si vedono se non in sporadiche depressioni della neve che lasciano intuire che l'acqua scorre 1 metro sotto i nostri piedi.

Il leitmotiv della giornata è evidente sin dai primi passi; si dal caso che noi 4 non abbiamo in comune solo il passo, la passione e l'attrezzatura ma anche un'impeccabile indole al cazzeggio, e così non passano che 20mt prima che si sentano dei cori del genere "e se cade na slavina more solo'r capofila" (indirizzata ad Amedeo) oppure "e se famo un girotondo je pija 'n colpo secco al biondo", si alzano nell'aere anche cori verso me che, sebbene fossero beneauguranti (...), al momento della stesura di questo racconto non ricordo.

Fatto sta che seguendo una pista giungiamo comodamente senza ciaspole al Sacro Cuore dove liberati di pesanti zavorre (non sto parlando di attrezzatura) inforchiamo le racchette ai piedi e ci inoltriamo su freschissima neve lungo il bianco sentiero che si immerge nei boschi, il nostro intento è quello di risalire la valle per il versante boscoso sottostante il Colle Pelara alla sinistra idrografica della valle di Selva Grande e di andare a conoscere la situazione del ghiaccio delle cascate della Trecene bassa, della Trecene alta e, in extremis ma con moltissime riserve la cascata Noncionbozzo lasciando alla sola immaginazione la pericolosa e irragiungibile cascata alta del Gorzano.

Oggi sono particolarmente ispirato, alcuni direbbero asceticamente stupido, e ogni tanto intervengo nelle chiacchiere da balera lanciando una stella di sapienza con frasi stile baci perugina, i miei compagni si identificano in ferratelle sulle quali cola caramello fuso e dopo la perla "Il vero divertimento è quello che viene dal cuore" il soprannome diviene inevitabile; per tutto il resto della giornata verrò chiamato Perugino.

Proseguiamo per più di un'ora facendoci strada nella neve alta, scattiamo una foto di gruppo che Amedeo definisce la più bella del secolo e poco dopo averla vista il Biondo esclama che deve esser stato un secolo davvero brutto. In testa al gruppo si solca la neve aprendo una trincea che dietro viene battuta ed ampliata, Federico si mette per poco davanti al gruppo ma dopo essersi preso gli insulti per una traccia faticosa stramazza e lascia il comando agli altri. Calpestiamo 4km di neve fino a giungere alla cascata della Trecene alta preferita alla bassa in quanto più alta di quota e quindi con maggiore probabilità di ghiacciatura. Dall'alto scorgiamo un pinnacolo esile che si stacca dalla testa della cascata per troncarsi a metà caduta con magnifici scintillii d'acqua dietro una lama trasparente di ghiaccio, il dispiacere svanisce in poco tempo quando spostando di poco lo sguardo verso sinistra si scorge imponente una colonna compatta che tocca in un ammasso di neve il letto del torrente, è la variante difficile di sinistra, molto verticale seppur corta, la scelta di scalarla non attende ad arrivare.

Amedeo è una persona straordinaria di certo ma alle volte inquietante, incute alle persone con cui entra in contatto un senso di sicurezza e piacere nella vita che poche persone sanno donare, spessissimo inebria di positività l'interlocutore, il suo innato dono si contrappone ad un'indole istintiva irrefrenabile che lo porta ad andare sempre alla scoperta di nuove strade e nuove esperienze alle volte anche andando oltre la cura dei dettagli che poi possono risultare importanti. Chi lo riesce ad apprezzare ne rimane incantato, chi lo scopre superficialmente lo considera un pazzo, io lo definirei semplicemente un pazzo incantatore, la sua determinazione è unica ma spesso lo rende quasi irrazionale e con lui anche molte persone che si lasciano coinvolgere dal suo semplicismo e dalla sua euforia, tutte queste caratteristiche appena descritte sono contornate da una caratteristica che di certo non può essere sottovalutata, Amedeo è forte! Qualsiasi cosa decide di fare dallo scialpinismo alla mountain bike, dall'arrampicata al trekking lo fa dando tutto se stesso e strizzando al massimo l'esperienza ricavabile e diventando di conseguenza un trattore in tutto. Dove altri si demoralizzano lui ha voglia di proseguire, indovinate chi ha battuto l'80% del sentiero di avvicinamento, chi ha attrezzato le cascate, chi ha portato gran parte dell'attrezzatura, sempre lui. Io lo ammiro molto come persona ma ne sto ben lungi dall'assecondarlo sempre.

La variante della Trecene alta si presenta decisamente dura, già dalla sponda opposta si nota la verticalità ma una volta calato dall'alto noto con un po' di terrore che il vuoto è più profondo di quando non si riescisse a vedere, in fondo al fosso una centrifuga di acqua si vaporizza in salti bianchi e rocciosi con getti che vanno da sinistra a destra e al contrario incrociandosi in scontri volanti, l'aria è pungente e appena i piedi toccano il ghiaccio vivo ho un attimo di esitazione, è la prima volta che affronto una cascata di ghiaccio e per un attimo penso sia meglio rinunciare all'esperienza, una di quegli attimi di cui non sei del tutto convinto e come quando decisi di affrontare le vertigini scalando la prima volta così mi impongo nuovamente la sfida con i miei limiti e mi faccio calare fino a metà candelotto e poi fino quasi alla base del ghiaccio piu intenso. Le punte dei ramponi entrano con fatica nel ghiaccio, Amedeo ha scavato delle insenature a forma di vertebra di moffetta dove infilare la punta delle piccozze e questo agevola di non poco l'ascesa che io, come Maura confesserà, affronto nel mio inevitabile stile boulderistico con abbozzi di laterali e spinta sulle gambe. Alla fine riesco a salire e dopo aver contato i nuovi buchi sui pantaloni (ben 2) mi concedo un po' di relax nell'ambiente innevato.

In tutto questo Maura è giunta al massimo della sua escursione, l'aveva detto che oltre la Trecene alta non sarebbe andata, quel che non aveva detto (forse perchè non lo sapeva nemmeno lei) è che non avrebbe scalato la cascata, apparentemente sembra che il rappresentante del gentil sesso oggi abbia svolto più il ruolo di nutrice che di compagna di viaggio, il suo carattere protettivo ma deciso come sempre mi allieta le giornate e il suo incessante bacchettare Amedeo mi fa davvero troppo ridere, è evidente che la durezza di Maura non sia naturale ma che sia dovuta per contrastare la testardaggine del contrapposto.

Dopo la performance biondica e una ripetizione morica riprendiamo la via del ritorno immaginando gia una bella amatriciana fumante tra le nostre fauci ma con fare astuto il capobranco propone di passare a scandaglio la Trecene bassa solo per curiosità (bugia) percorrendo il fondo valle (idea esclusa) oppure seguendo il sentiero di andata fino ad un certo punto per poi deviare ad incrociare il sentiero più basso. Questa soluzione è la prescelta e dopo aver salutato una decisa Maura ci stacchiamo dal sentiero, operiamo un'inedita calata in corda doppia ciaspolati e intercettiamo il sentiero, lo seguiamo fino ad arrivare nel suggestivo anfiteatro che accoglie la cascata della Trecene bassa. L'impatto è davvero imponente e sia io che Federico rimaniamo colpiti dalla bellezza del posto, sulla destra domina la scena una parete alta ca. 25mt dalla cui sommità sgorga uno schizzo di acqua che si disperde nel vuoto mentre nei gradinati strapiombi un trionfo di stalattiti di ghiaccio si lasciano ammirare, al centro della valle il torrente si ode ancora parzialmente visibile tra le roccie e il ghiaccio il quale si dirama sommerso di neve sulla destra della cascata e deciso nel secondo salto. Le condizioni della cascata non sono ottimali ma una linea continua di ghiaccio dalla base alla sommità si lascia immaginare sotto un folto strato di neve e ovviamente non servono preghiere per vedere Amedeo all'assalto del verticale. Il biondo gli fa sicura mentre io mi metto la pettorina con scritto PRESS e mi dedico alla reportistica dell'evento e a torturare l'indifeso biondo di sagge perle sdolcinate.

Amedeo sale il primo tratto deciso e tutto sembra filare liscio, lo si vede danzare vicino i solchi di ghiaccio che sembrano immensi organi melodici di qualche antica chisa gotica, mette chiodi di ghiaccio in punti dall'ancoraggio confortevole fino all'arrivo sul secondo salto dove con tecnica frontale e spaccata riesce nell'ascesa mettendo il piede estremamente vicino all'acqua e incappando in qualche scivolata parata. Quando tutto sembra volgere al termine i nodi vengono al pettine; un manto nevoso enorme, come una cornice, sovrasta l'intera cascata alzandola di un paio di metri, sotto c'è poco ghiaccio e conseguente difficoltà di piantare chiodi di sicurezza, immerso nella neve non è chiaro dove vengono poggiati i piedi e la velocità di ascesa cala drasticamente sebbene l'arrivo sembri ormai prossimo, utilizzando le braccia come enormi fittoni Amedeo raggiunge la cresta e dopo aver fatto breccia sulla cornice conquista lentamente la testa della cascata.

Il cielo è divenuto cupo e si confonde con i bordi delle montagne innevate, ha cominciato a fioccare con decisione e l'orario si sta facendo tardo. Amedeo cerca insistentemente la catena di calata ma senza successo, applica un cordino in kevlar intorno ad un albero e ci urla chiedendoci le nostre velleità di ascesa. Io e il biondo, lasciati da soli alla base siamo ienvitabilmente crollati nel nostro solito eccessivo scetticismo, siamo dell'idea che l'ora tarda, il meteo pessimo e le condizioni della cascata (e la voglia di andare al caldo a mangiare) non renda il caso di approcciare all'arrampicata così dall'alto viene passata la corda nel cordino e con calata in corda doppia ci ritroviamo tutti e tre riuniti. Ho già accennato poco fa delle doti ammaliatorie del pazzo incantatore, beh, i suoi piedi non fanno in tempo a toccare terra, anzi neve, che la storia si ripete e in un batter di ciglio con la frase "ormai tardi per tardi fatevelo un giro" ci facciamo convincere e il Biondo estasiato e vogliosissimo di voler scalare si mette i ramponi in pochi secondi e parte all'assalto della cascata dimenticandosi delle repressioni mentali e... del caschetto. Durante la sua ascesa mi ritrovo a scambiare due chiacchiere con Amedeo e tra un'osservazione e un'altra mi sovviene che la catena di assicurazione è composta solamente da un kevlar intorno ad un albero senza moschettone e che questa cosa può andar bene per operazioni di corda senza frizione ma di certo non per delle sicure in moulinette, l'unica speranza al momento è quella che il Biondo, una volta arrivato in cima, metta un moschettone per la sua discesa concedendo a me la possibilità di una tranquilla scalata con calata in doppia. Purtroppo a metà cascata la fatica e la soddisfatta voglia fan decidere Federico per la calata, io ho già preso la mia decisione, non salirò, sono consapevole che un buon cordino in kevlar può sorreggere una frizione minima di una lenta scalata appoggiata ma mi impongo di rispettare le basilari accortezze di sicurezza e con la mitica frase "Non mi dà alcuno sfizio fare una cascata per il solo scopo di mettere una tacca sulla cintura" spengo i tentativi di un dispiaciuto Amedeo il quale mi chiede scusa per non aver messo un moschettone privandomi della scalata, io lo rincuoro perchè le scuse davvero non sono necessarie, non ci fa nulla e mi avvio per la strada di ritorno andando a fare la traccia del sentiero rimanente mentre i compagni finiscono di sistemare l'attrezzatura.

La sera incombe, sono le 18 passate e sta nevicando costantemente a tratti in maniera gravosa a tratti in maniera leggera ma pungente, imposto un passo lento ma costante come piace a me cercando di fare una traccia ottimale per i miei amici, non passa molto prima che mi raggiunga Federico e dopo un po' anche il terzo componente. Proseguiamo seguento le tracce e intuendo il sentiero ma a differenza di stamattina il terreno non è pianeggiante e boschivo ma lascia spazio a tratti abbastanza scoscesi e spogli dove il vento deposita strati di neve che possono venir giù (Biondo docet). ci avviciniamo a colle ventoso al quale non è stato dato un nome a caso difatti il vento si fa deciso e ci spinge dal fondo valle a monte e viceversa e nel tentativo di raggiungere dei tratti leggermente boscosi attraversiamo un paio di pendii nevosi il piu in fretta possibile dandoci il cambio nella battitura sebbene spesso ci ritroviamo distanziati e impantanati nella neve altissima. Proseguo lentamente fino ad un tronco messo leggermente di sbiego su un pendio un po' scosceso, ho con me le bacchette di Amedeo di cui una col tondino rotto, il tronco crea davanti a me uno scalino di neve che mi arriva quasi al busto, compio un passo dopo l'altro per un totale di tre passi faticosissimi ognuno dei quali passato a sprigionare i piedi dalla neve incastrata sopra le ciaspole e le bacchette sprofondate nella neve, raggiungo finalmente il tronco e con grande impaccio riesco a scavalcarlo appoggiando il peso sulla bacchetta a valle che però sprofonda improvvisamente nella neve, in mio corpo viene ribaltato in avanti e casco di lato verso valle mentre le braccia tentano di reggersi alle bacchette sommerse e come se non bastasse la ciaspola rimane incastrata al tronco... un urlo, ecco come ho reagito appena il mio corpo si è stabilizzato nella neve, sono bastati 4 passi in 20 minuti per sconfortarmi e farmi sbraitare rabbiosamente. Utilizzo tutta la mia elasticità per rimettermi in piedi davanti agli occhi di Amedeo che distante 4 o 5 metri non può nulla per aiutarmi visto che per arrivare a me gli mancano almeno 10 minuti. Mi rimetto in piedi e abbastanza rapidamente riesco a raggiungere colle ventoso dove il Biondo ci attende.

Siamo fuori dai pendii scoscesi e già questo ci raffranca molto, inoltre il colle è una zona nota da dove si dovrebbe ritrovare comodamente il sentiero percorso all'andata oppure la sterrata poco piu in basso che si ricongiunge al bivio nel bosco. Federico nota il mio stato d'animo, o forse no, fatto sta che dopo aver messo da parte il suo nervosismo paventato poco prima su un crinale mi viene vicino e comincia a caricarmi sottolineando la grande avventura che stiamo vivendo, io capisco il suo gesto e lo apprezzo infinitamente e cerco con questo spunto per superare il mio momento mentre Amedeo solca una traccia in discesa che in pochissimo si ricongiunge al sentiero e poi fino al bivio. Dinuovo nel bosco e con una traccia da seguire ci prendiamo un attimo di riposo e dopo aver sparato frasi da baci perugina per tutto il giorno decido di saccheggiare gli zaini dei miei amici dei dolciumi in loro possesso; un kinder cioccolato e 3 palline di mozart permettono al mio morale di tornare alto.

A questo punto la strada è in discesa, in tutti i sensi, seguiamo spediti la traccia dell'andata e in poco tempo giungiamo prima al Sacro Cuore e poi a Preta immersa in un ambiente davvero suggestivo, i lampioncini ottagonali emanano una calda e fioca luce gialla mentre i fiocchi di neve leggeri si abbandonano al vento tracciando spirali tra le case in pietra. Saltati in auto raggiungiamo Amatrice e le tanto amate, desiderate, e succulente Amatriciane!

E' difficile fare i conti con un'esperienza del genere, la sensazione di aver osato più del dovuto è predominante, durante la cena ripensando alla mia rinuncia alla scalata della Trecene bassa ricordo a me e al gruppo che "La vera conquista è capire quando rinunciare" ma per quanto oggi mi piaccia bearmi delle mie perle di saggezza sento il bisogno di analizzare razionalmente questa giornata, analisi che Federico ha già cominciato e sul suo volto si legge un po' di rammarico non tanto per non aver portato prudenza quanto per la sua incapacità nel frenarsi e razionalizzare la situazione, in una parola sola la sensazione di essere un "coglione" (come lui stesso ammette). Anche per questo però Perugino ha una perla e di seguito riporto la conversazione SMS a fine escursione

Biondo: "Daje Perugino! grande prova. Ce la siamo cavata alla grande. Ma se penso che mi so calato su un cordino mi sento un cojone!"

Perugino: "Ripenso nella vita a tutte le volte che mi sono sentito un coglione, sono tante, poi allo specchio vedo quel che sono e capisco che anche quei momenti servono!" (145 caratteri precisi precisi)

Biondo: "C'hai maledettamente ragione fabiè"

Ultima nota prima di concludere questo lunghissimo racconto, devo davvero menzionare il quinto componente della giornata, il clima di amicizia che ha predominato per l'intera durata dell'escursione, le battute citate non sono solo frasi stupide ma l'esempio tangibile di un divertimento spensierato che ha predominato negli animi di tutti, convinzione di potersi affidare al compagno di avventura con il quale si sta condividenzo un'esperienza che ci arricchisce. Divertimento e spensieratezza sono evidenti anche a cena e lungo il lento viaggio di ritorno. Un gruppo che mi fa impazzire col fortissimo e cocciuto Amedeo, col tenero e atletico Biondo, con la protettiva e categorica Maura e con me, il chiacchierone e saggio Perugino!

Partecipanti: Maura Occhetti, Amedeo Saioni, Federico "Biondo" Di Matteo, Fabio "Perugino" D'Angelo

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