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venerdì 06 dicembre 2019
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15 novembre 2014: Riflessioni di un montanaro a Pietrasecca PDF Stampa E-mail

La strada della vita è ai nostri occhi ignota, parte dai vicoli di un paesino, gira a destra dietro lo spigolo di una casa coi muri in pietra per allontanarsi in campagna dietro un dosso e inoltrarsi su per ripidi pendii di un monte, svalica a sinistra e poi si butta giu verso una valle boscosa. Lungo la strada si incontrano persone con cui condividere storie, condividere anche il percorso stesso e con l'ascolto e il dibattito si trae un insegnamento che da quel giorno entra a far parte più o meno coscientemente del bagaglio culturale della persona. ci sono persone che lasciano il segno e avere il piacere di condividere con loro nuovamente la strada, seppur brevemente, è un'occasione che non va fatta sfuggire. Questo scritto è per il mio amico Dario che dopo aver percorso sue nuove magnifiche strade è tornato per poco tempo a raccontarmi le proprie esperienze prima di tornare a calpestare nuovi orizzonti.

Mi trovo a Pietrasecca a provare, ripassare e, per quanto nelle mie capacità, insegnare manovre di corda nel silenzio immaginario della falesia autostradale. Nel pieno della concentrazione delle manovre Dario si lascia raramente distrarre da una battuta o una distrazione, impara a fare una calata in corda doppia, la ripete più volte con metodi diversi per esser sicuro di aver capito i principi e di padroneggiare la manovra, alle volte sembra annoiato delle continue ripetizioni ma, come lui stesso esclama, noioso o divertente alle volte si deve guardare oltre la singola monotona azione per trovare le proprie motivazioni; come uno spaccapietre che partecipa alla costruzione di una cattedrale non si sofferma con gli occhi sullo scalpello che colpisce l'apparentemente insignificante blocco di pietra ma preferisce alzare lo sguardo e ammirare la costruzione nella sua intera magnificenza. A Interrompere lo stato di trans studiosa, dopo 3h di manovre, giunge in falesia un'improvvisa orda di uomini starnazzanti, come primati eccitati cominciano a singhiozzare risate all'idea di scimmieggiare su prese e tacche svase con l'unico scopo di mostrare i bicipiti pelosi e fare a gara a chi ce l'ha più grosso. Guardo Dario con la coda dell'occhio e lo conosco quanto basta per non rimaner stupito alla vista della sua smorfia di disgusto e allo squotimento della testa degno del più sentito disappunto, per fortuna sono abbastanza lontano da non percepire le sue parole che immagino tutt'altro che compiacenti.

In cuor mio so che i climber non sono tutti così, l'arrampicata sportiva è uno sport che ognuno approccia a proprio modo, che ognuno interpreta a proprio modo e che ognuno pratica a proprio modo. I montanari li riconosci subito, sono una categoria ben distinta, li vedi ma non li senti, scalano ma non si vantano, sono soddisfatti anche se salgono una sola via o senza che ne salgano, proprio come due coppie di miei compagni di vecchie avventure giunti casualmente nello stesso posto e che ho avuto l'estremo piacere di reincontrare e ammirare silenti scalare soddisfatti vie ben al di sotto del proprio grado limite (probabilmente nel proseguio della giornata avranno anche alzato i propri limiti...).

Io sono circa 5 mesi che non arrampico. Fino a che non ho (temporaneamente) smesso non capivo bene perchè avessi disagio ad arrampicare, perchè non avevo stimoli a salire una parete fine a se stessa e ho dovuto allontanarmi dall'arrampicata per capire le motivazioni che non erano insite nelle mie difficoltà e limiti fisici e nemmeno nel poco tempo dedicato ad arrampicare bensì alla mentalità di approccio a tale disciplina che agli albori vidi come mezzo fine ad avere maggiori sicurezze e competenze in montagna me che con il tempo ho incosciamente affrontato con competizione adeguandomi a mia volta alle menti primitive dei primati di cui sopra. Molti definiscono lo sport come manifestazione massimale di uno specifico gesto atletico, altri come competizione in cui qualcuno vince e qualcuno perde, per me il concetto si inclina più al primo che al secondo modo di vedere ma entrambe le interpretazioni non sono pienamente avvicinabili alla montagna. In questo ambiente non esiste competizione, non esiste manifestazione atletica fine a se stessa, esiste la competenza fine al godimento dell'ambiente che si vuole ammirare ed apprezzare, non esiste scherno di un compagno che non riesce a salire una via ma esiste incitamento per un amico con cui si vogliono condividere determinate esperienze. Non si può dimenticare da dove nasce l'arrampicata sportiva, si può forse pensare che nasca dalle prime competizioni diffusesi a metà degli anni '80 ma non è così, l'arrampicata ha origini ben precedenti e tutt'altro che competitive. Prima che esistessero classifiche dei top climbers, chiacchiere di vanto e siti come 8a.nu esistevano i sogni di uomini che guardando una parete della montagna dal basso verso l'alto si chiedevano se fosse possibile invertire la visuale ammirando la valle dalla parete, uomini come i firmatari del famoso Manifesto dei 19, arrampicatori che (almeno inizialmente) si opposero alla concezione di arrampicata come sport da competizione, uomini che avevano paura che l'arrampicata divenisse preda del qualunquismo rovina di altri più noti e diffusi sport.

Dario è tornato sulla mia strada proprio quando questa mi appariva contorta e scoraggiante, sebbene alle volte possa sembrare un burbero intrattabile mi dà sempre piacere di confronto. Mi ha aiutato a sistemare il cambio della mia vettura e a fare la convergenza alle gomme e mi ha ricordato con immensa gioia che devo alzare lo sguardo e ammirare l'immensa opera che piano piano con soddisfazione stiamo costruendo. La vita è troppo bella per limitarsi a vantarsene, ciò che facciamo non può essere solo figlio delle voci e del pensiero comune, nasce dai nostri desideri, dai nostri istinti, dai nostri sogni e quando c'è soddisfazione di percorrere la propria strada non può esistere elemento esterno che possa influire negativamente sulle nostre azioni. Spero di non aver paura di percorrere le strade più belle che incontrerò e di apprendere dalle storie più assurde che ascolterò; dobbiamo vivere e lo dobbiamo a noi stessi, a chi c'era, a chi c'è e a chi ci sarà.

Ringrazio Dario e tutti gli amici che mi danno linfa per poter guardare ai miei sogni con gli occhi innocenti di un curioso bambino. Nel frattempo però per noi montanari si è fatto tardi, sono le 11.00 e dopo 3h di manovre e scimmie urlatrici che hanno invaso le pareti è ora di alzare i tacchi e proseguire sulla nostra strada.

 

 

 
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