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sabato 04 settembre 2010
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6 MORTI IN TRENTINO PDF Stampa E-mail

valangaTragedia in Trentino, sono morti 4 esperti del Soccorso alpino e 2 sono rimasti feriti, tutti travolti da una valanga, mentre stavano cercando 2 turisti dispersi. E' accaduto nell'Alta Valle di Fassa, in Val Lasties, tra il Pordoi, vicino al gruppo del Sella, in Trentino. Il rischio valanghe, di grado 4, era stato annunciato già da ieri a causa delle piogge insistenti dei giorni scorsi e delle temperature miti.

Quattro vite tragicamente spezzate, nonostante si trattasse di uomini esperti, che conoscevano bene la zona, alcuni di loro in passato avevano preso parte ad operazioni di soccorso ben più problematiche. Si tratta di Alessandro Dandone, 39 anni, fin da giovanissimo vicino al soccorso alpino, lascia una moglie e due figli di 11 e 16 anni; Diego Perathoner, 42 anni, responsabile delle piste della Sitc, la società d’incremento turistico di Canazei e presidente della Stella Ronda, nota gara di scialpinismo e della Ski Marathon, prestigiosa gara di corsa in montagna. Ed ancora, Luca Prinot, 44 anni, maestro di sci e guida alpina, a piangere la sua scomparsa una moglie ed un bimbo; e infine, Erwin Riz, 32 anni, considerato una promessa dell’alpinismo trentino. Uno di loro, Diego Perathoner, avrebbe dovuto sposarsi in primavera.

Rinvenuti anche i cadaveri dei due dispersi, friuliani, entrambi alpinisti esperti: Fabio Baron, 30 anni, originario di Udine e Diego Andreatta, 31 anni, nato a Palmanova. A dare l’allarme della loro scomparsa la fidanzata di uno dei due.

Secondo quanto riferito dal Soccorso Alpino, i due erano sprovvisti dello strumento ricetrasmittente di segnalazione, fondamentale per consentire la ricerca nel caso in cui si venga travolti dalla neve.

Le operazioni di ricerca erano partite intorno le 18, malgrado fosse già buio. La squadra era composta da sette uomini. Dopo aver raggiunto il rifugio Forcella, i tecnici erano scesi con gli sci verso Val Lasties, in direzione della valanga che probabilmente aveva travolto gli alpinisti.

È stata questione di un attimo, un improvviso costato di neve, che si era staccato dall’alto, ha travolto quattro dei soccorritori, trascinandoli verso valle per circa 400 metri, inevitabile la morte.

Due, Sergio Valentini e Roberto Platter, sono rimasti feriti e trasportati all’ospedale Santa Chiara di Trento per accertamenti. Il settimo, sfiorato dalla valanga, è riuscito a dare l’allarme.

«Sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi». Lo ha detto il responsabile della protezione civile, Guido Bertolaso, commentando la morte in Trentino dei quattro tecnici del Soccorso Alpino deceduti ieri sulle Dolomiti mentre cercavano due dispersi.
«Oltre alle emergenze legate alle alluvioni - ha detto Bertolaso - oggi c'è anche il dolore per i nostri ragazzi morti in Trentino per cercare di salvare la vita ad altri». Il capo della protezione civile era visibilmente avvilito e dispiaciuto. Bertolaso ha poi ripetuto: «Basta morire per gli errori di altri».

Uno sfogo che ha un motivo preciso, perché è chiaro a tutti che, se i due turisti friulani avessero dato ascolto ai bollettini meteorologici che parlavano di un rischio massimo di valanghe in Trentino, avrebbero avuto salva la vita e soprattutto non avrebbero costretto i quattro soccorritori del Soccorso Alpino ad andare a cercarli, trovando la morte.
«Le vittime - dice ancora Bertolaso - potevano essere evitate. C'è gente che non ascolta gli appelli che arrivano dalle istituzioni; i rischi erano stati indicati, ma la gente va a fare le escursioni come se nulla fosse».

 

 

 
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