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martedì 04 agosto 2020
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PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

 

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è famoso in Italia, e un po' in tutto il mondo come modello per la conservazione della natura e la difesa dell'ambiente. Negli ultimi 20 anni il parco ha potuto svilupparsi armonicamente grazie alla "zonizzazione" del territorio, che ha permesso di integrare conservazione e sviluppo e ad un accordo con i comuni del parco per superare i problemi urbanistici. Le visite al parco sono controllate e selezionate, e molte sono le realizzazioni per continuare a rendere questo parco sempre più moderno ed efficiente.

 

 

AMBIENTE FISICO

 

Il territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è costituito principalmente da un insieme di catene montuose il cui range altitudinale varia da 900 a 2.200 m s.l.m.

Le montagne del Parco presentano un paesaggio vario ed interessante in cui si alternano vette tondeggianti, tipiche dell'Appennino, a pendii dirupati dal tipico aspetto alpino.La zona centrale del Parco è percorsa dal fiume Sangro, al quale affluiscono vari torrenti; nella zona più esterna defluiscono, invece, le acque del fiume Giovenco, del Melfa, del Volturno e di altri fiumi. A causa del fenomeno carsico, le acque scorrono spesso in letti sotterranei e formano risorgive a valle, talvolta anche fuori del territorio del Parco. All'interno del Parco esistono solo due bacini lacustri: il lago artificiale di Barrea alimentato dal fiume Sangro ed il lago Vivo di origine naturale. Quest'ultimo è situato in una depressione di origine tettonica posta a circa 1.600 m s.l.m. Essendo alimentato in parte da sorgenti proprie ed in parte dallo scioglimento delle nevi, le sue dimensioni seguono andamenti stagionali. Il territorio del Parco è stato in passato modellato da fenomeni di giacialismo e carsismo, oggi testimoniati dalla presenza di circhi glaciali nella parte alta delle vallate, depositi morenici, rocce montonate lungo le valli, grotte, fenditure e doline. Le rocce del Parco sono per la maggior parte di natura calcarea. Nella zona della Camosciara è presente la dolomia, un tipo di roccia che essendo impermeabile, permette all'acqua di scorrere in superficie dando luogo a pittoresche cascate e pozze d'acqua.

 

 

FLORA E VEGETAZIONE

 

"Nella meravigliosa oasi verde che oggi costituisce il Parco Nazionale d'Abruzzo, il visitatore trova estasiato e felice una grande ricchezza di piante, un superbo rigoglio di vegetazione". Con queste parole l'illustre botanico Romualdo Pirotta celebrava all'inizio del secolo scorso il valore della flora delle montagne del Parco. La flora del Parco, è così ricca ed interessante, da essere stata, da sempre, oggetto di studio Complessivamente è possibile elencare circa 2.000 specie di piante superiori senza cioè considerare i muschi, i licheni, le alghe ed i funghi. Tra le peculiarità floristiche, spicca il giaggiolo (Iris marsica) un endemismo del parco, che cresce solo in alcune località e che fiorisce tra maggio e giugno. Sono presenti inoltre numerose e variopinte orchidee, delle quali la più bella, grande e rara è senz'altro rappresentata dalla scarpetta di Venere o pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), che fiorisce negli angoli più nascosti, tra maggio e giugno. Un'altra rarità è senz'altro rappresentata dal pino nero di Villetta Barrea(Pinus nigra), una specie relitta risalente probabilmente al Terziario; si tratta di una varietà esclusiva del Parco, localizzata in alcune zone della Camosciara e della Val Fondillo. Tra le conifere spontanee, troviamo, inoltre, il pino mugo (Pinus mugo), un relitto glaciale che occupa la fascia vegetazionale tra la faggeta e la prateria di altitudine anch'esso localizzato prevalentemente nella zona della Camosciara.

Altra peculiarità del parco è rappresentata da una piccola stazione di betulle (Betula pendula), localizzata a Barrea in una località chiamata Coppo Oscuro. Si tratta di una specie relitta, tipica delle epoche glaciali quaternarie, che testimonia la vegetazione fredda un tempo predominante sull'Appennino. Ma il paesaggio vegetale predominante del Parco è costituito dalle foreste di faggio: il nome scientifico di questa specie, Fagus syIvatica, ricorda l'origine spontanea di questa specie sulle montagne dell'Italia appenninica, dove la presenza dei faggi risale a decine di secoli fa. Il faggio è infatti l'albero più comune del Parco e generalmente cresce tra 900 e 1.800 metri di altitudine. Le faggete occupano più del 60% dell'intera superficie del Parco e concorrono a creare un paesaggio ricco di colori che variano al trascorrere delle stagioni. La forma e la grandezza dei faggi varia in base all'altitudine, all'età e alle condizioni di fertilità del suolo. L'abbondante lettiera presente in faggeta svolge un'importante azione termoregolatrice: durante l'estate mantiene umido il suolo impedendone l'essiccamento, mentre d'inverno lo protegge dal gelo. Inoltre, decomponendosi grazie all'azione di insetti e microrganismi, contribuisce ad arricchire il terreno di humus. Dai rami dei faggi pendono inoltre, abbondanti ciuffi di "barba di bosco" (Usnea florida), un lichene tipico di questo ambiente dell'Appennino.

Il faggio manifesta una molteplicità di aspetti: da esemplari tozzi e plurisecolari, con chioma a forma di candelabro ad alberi dal fusto alto e diritti come ceri. Questi alberi, se potessero parlare, racconterebbero storie lunghe e complesse, fatte di pesanti interventi da parte dell'uomo, con tagli e disboscamenti irrazionali avvenuti sin dalle epoche più remote. Ma il periodo più difficile per questi boschi fu quello del cosiddetto 'miracolo economico', in cui ebbero il sopravvento i tagli di tipo industriale. Grazie l'impiego di mezzi e tecnologie più moderne, le foreste subirono una pericolosa distruzione che non andò a vantaggio delle popolazioni locali e della cultura forestale. Nel Parco, tra il 1957 e il 1967, furono tagliate oltre 650.000 piante d'alto fusto. Dal 1969, con la riorganizzazione dell'Ente, sono stati vietati tutti i tagli a uso industriale, stroncando cosi una vera e propria speculazione boschiva. Dopo anni di sfruttamento indiscriminato, le foreste dei Parco ora vengono conservate accuratamente al fine di riportarle, ove possibile, alla loro struttura originale, favorendo così sia la fauna - che cosi può riavere il suo ambiente naturale - sia l'uomo, cui consentono il godimento di spettacolari bellezze.

Oltre il limite delle foreste si incontrano il ginepro nano (Juniperus communis nana), di forma prostrata, e relitti della brughiera nordica come il mirtillo (Vaccinium myrtillus) e l'uva ursina (ArctostaphyIos uva-ursl), che rivelano la presenza, in tempi passati, di uno strato superiore di vegetazione a conifere. Le praterie di altitudine - che insieme a prati e radure ricoprono oltre il 30% della superficie complessiva del Parco - sono tipiche della parte alta delle montagne e. occupano creste e sommità intorno ai 1.900-2.000 metri di quota. Qui la vegetazione è composta prevalentemente da diverse specie di Graminacee e Ciperacee cui si accompagnano nella bella stagione la gialla genziana maggiore e tantissime altre specie: genziane, genzianelle, primule, ciclamini, viole, anemoni, scilie, gigli, orchidee, sassifraghe, ranuncoli, asperule, dentarie, ofridi, ellebori, epatiche.

Particolarmente vistosi sono il giglio rosso (Lilium bulbiferum croceum), proprio di pendii assolati e asciutti, il giglio martagone (Lilium martagon), che cresce nelle faggete meno fitte, l'aquilegia (Aquilegia ottonis), abbondante nei pascoli e nei terreni incolti, la genziana appenninica (Gentiana dinarica), di un azzurro intenso, e la già citata Iris marsica. Il fiore più famoso dei Parco è senza dubbio la scarpetta di Venere, o pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), un'orchidea gialla e nera localizzata nel cuore della riserva integrale e relitto di epoche lontane. Questa pianta, che cresce anche in località alpine, rischia l'estinzione a causa della vandalica quanto inutile raccolta da parte di turisti non educati; occorre quindi proteggerla adeguatamente.

 

 

FAUNA

 

La fauna dei Parco offre esempi di eccezionale valore, con specie che da sole potrebbero giustificare l'esistenza dell'area protetta. Dopo anni di intolleranza e persecuzioni, essa è oggi difesa nella sua totalità, grazie all'opera, sia educativa che di tutela, svolta dall'Ente Parco negli ultimi anni. Per i visitatori non è facile avvistare gli animali, perché questi sono per lo più sfuggenti, elusivi e circospetti, forse a ricordo della negativa esperienza con l'uomo. Tuttavia in alcune stagioni dell'anno e in particolari circostanze (tranquillità, silenzio e rispetto dell'ambiente), è possibile osservare anche gli animali più spettacolari e rappresentativi del Parco, come il camoscio d'Abruzzo, l'orso bruno marsicano, il lupo, il cervo e l'aquila reale. Oggi il Parco ospita una grande varietà di animali che un tempo occupavano un areale assai più esteso nell'Appennino: 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli, 40 di rettili, anfibi e pesci, e moltissime specie di insetti, comprendenti importanti endemismi.

 

 

STORIA

 

Nel 1872, quando negli Stati Uniti d'America nasceva il primo Parco Nazionale del mondo, quello di Yellowstone, in Italia, nell'Appennino centrale in località Camosciara (oggi cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo), veniva istituita una grande riserva reale di caccia per proteggere alcune specie rare, quali il Camoscio d'Abruzzo e l'Orso bruno marsicano. Nel 1917, a seguito degli studi dei professor Alessandro Ghigi, presidente della società "Pro Montibus et Silvis", fu delineato il primo progetto per l'istituzione di un Parco Nazionale; ma l'Italia era in guerra e ciò non permise il decollo dell'iniziativa.

Nel dopoguerra il comune di Opi concesse in affitto alla federazione "Pro Montibus" circa 500 ettari di territorio per costituire un'area protetta. Nasceva così il primo nucleo del Parco Nazionale d'Abruzzo, allo scopo di proteggere le preziose specie animali e vegetali presenti nella zona. Subito dopo fu costituito l'Ente Autonomo del Parco Nazionale d'Abruzzo per la tutela e la gestione dell'area, con un suo statuto e un direttorio presieduto dall'ingegnere Erminio Sipari, considerato il fondatore del Parco. Dopo i primi successi dell'Ente anche altri comuni cedettero parte dei loro territorio al Parco, che raggiunse così un'estensione di 12.000 ettari, comprendenti le zone più interessanti e ricche dal punto di vista naturalistico.

Il 9 settembre 1922, sulla base di iniziative private, con una solenne cerimonia svoltasi a Pescasseroli venne inaugurato il Parco. Solo più tardi, nel gennaio del 1923, lo Stato istituì con un decreto legge il Parco Nazionale d'Abruzzo, con un territorio di 18.000 ettari, che ben presto fu esteso a 30.000. Fu quello un periodo di intensa attività e di successi. Ma nel 1933 l'Ente fu soppresso dal regime fascista e gli subentrò la "Milizia forestale". Iniziò così per il Parco un periodo di rischiosa involuzione. Nel 1950, con la ricostituzione dell'Ente, il Parco riprese la sua vitalità anche se tra numerose difficoltà soprattutto di ordine finanziario. A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta una nuova, grave crisi colpì il Parco. Era quello il periodo dei boom economico in Italia; all'insegna della "valorizzazione turistica", anche il Parco Nazionale d'Abruzzo fu aggredito dalla speculazione edilizia, che provocò notevoli danni; furono sacrificati 120.000 faggi per far posto a ville, residence, lottizzazioni, strade, piste da sci.

Dal 1969 la storia del Parco ebbe una svolta decisiva e finalmente si avviò verso una fase positiva, con la riorganizzazione dei servizi e della Direzione. Nel 1975 fu promosso il gemellaggio tra il Parco Nazionale d'Abruzzo e quello della Foresta Bavarese, in Germania. Nel 1976 il Parco ottenne, grazie anche all'appoggio dei mondo ambientalista, l'ampliamento di 10.000 ettari, con l'inclusione del massiccio dei monti Marsicano, Palombo e Godi, arrivando all'estensione di 40.000 ettari.

Nel 1984 l'Ente Parco applicò il criterio della "Zonazione" dell'area protetta per raggiungere meglio le proprie finalità istituzionali. Nel 1988, dopo aspre battaglie con il mondo venatorio, ottenne la sospensione della caccia nella Zona di Protezione Esterna. Dopo il "caso Civitella", esploso nel 1989, e dimostrava con chiare cifre i benefici economici del Parco, alcuni comuni del Molise chiesero di entrare nell'area protetta e così, nel 1990, il Parco ebbe il suo quarto ampliamento arrivando a una superficie di 44.000 ettari. Infine nel 1999 anche la bellissima Valle del Giovenco è entrata nel Parco che così ha raggiunto una superficie di 50.000 ettari.

Lo sforzo operato negli anni dall'Ente Parco ha avuto riscontri a carattere sia nazionale che internazionale; infatti il Parco Nazionale d'Abruzzo viene oggi considerato un Parco-pilota per le altre aree protette italiane ed europee. Dal 1977 il Parco detiene il 'Diploma europeo per la conservazione della natura', conferitogli dal Consiglio d'Europa.


VERSO IL FUTURO

La situazione del Parco Nazionale d'Abruzzo, anche se notevolmente migliorata rispetto al passato, non si può dire ancora soddisfacente: per conseguire un più logico assetto territoriale, l'area protetta dovrebbe includere alcune parti che oggi costituiscono la Zona di Protezione Esterna.

D'altra parte, il controllo sul territorio che già oggi fa parte del Parco è reso spesso difficoltoso dal fatto che l'Ente ne possiede solo una piccolissima parte, mentre comuni e privati sono i maggiori proprietari. Ciò evidentemente crea ostacoli a una corretta opera di conservazione dell'ambiente, anche se l'Ente non desiste dallo sforzo di aumentare i diritti e il controllo sul territorio attraverso l'acquisto di appezzamenti privati, l'assunzione in gestione dei terreni comunali e l'indennizzo per il mancato taglio dei boschi, ma tutto questo richiede impiego di risorse non sempre disponibili. La ricerca scientifica ha avuto il suo spazio a partire dal 1972 e oggi il Servizio Scientifico dell'Ente è in fervente attività. A livello socio-economico, l'attività del Parco Nazionale d'Abruzzo ha dimostrato, promuovendo la visita culturale e orientata, e sviluppando così un moderno "ecoturismo", che la conservazione della natura in una moderna area protetta porta notevoli benefici anche economici, sia in termini di reddito che di occupazione.

 

 

INFO SULL’AREA PROTETTA

 

  • Gestore: Ente Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

  • Sede: Viale Santa Lucia - 67032 Pescasseroli (AQ)

  • Tel: 0863/91131

  • Fax: 0863/912132

  • E-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

  • Superficie: 50.000 ettari, con un'area contigua di circa 80.000 ettari

  • Nucleo originale: 500 ettari

  • Ampliamenti: 17.500 ettari nel 1923, 10.000 ettari nel 1925, 2000 ettari nel 1926, 10.000 ettari nel 1977, 4.000 ettari nel 1990, 6.000 ettari nel 2000;

  • Province: L'Aquila, Frosinone, Isernia

  • Istituzione: anno 1922, per iniziativa privata; anno 1923, con legge dello Stato

 

 

LINKS E NUMERI UTILI

 

  • Soccorso alpino: 118 (Lazio); 800.258239 (Abruzzo); 0874.3141 (Molise)

  • Corpo forestale dello stato: 1515. www2.corpoforestale.it/web/guest/home





Fonte: www.parks.it

 
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